LE OMBRE DI STEFANO
SERPILLI
INTERVISTA ALL'AUTORE (30/05/2005)
Ombre è il romanzo di Stefano Serpilli
(Agostinelli Grafiche, 2005) che vede la provincia di Ancona diventare
teatro di una serie di inspiegabili omicidi, collegati ad un antico
manoscritto ritrovato tra le pietre della Santa Casa di Loreto. Un rispettabile
professore, docente di sociologia all’università di Macerata,
conduce tra mille vicissitudini un’indagine della massima segretezza:
sarà proprio lui, dietro continui colpi di scena, a svelare l’identità
del misterioso assassino, rivelando un terribile segreto. Ancona è
lo sfondo angosciante del romanzo, con scorci storici, palazzi antichi,
vecchi caffè e il porto. Abbiamo intervistato l'autore per saperne
di più
Come nasce l'idea
di cimentarsi nel genere noir?
Sin da ragazzo mi sono appassionato alla lettura di gialli, soprattutto
americani. Non era tanto lo svolgersi delle indagini poliziesche ad attirare
la mia attenzione, quanto l’analisi dei personaggi, il loro mondo
interiore, quella realtà che va oltre l’apparenza. Questa
passione mi ha accompagnato anche in età più matura, tanto
che la mia tesi di laurea (ho frequentato l’Università dopo
essermi sposato!) aveva come argomento fatti di criminalità accaduti
nelle Marche. Ho cominciato a scrivere questo thriller qualche anno fa,
quando ancora non era scoppiata la moda per il genere noir.
E perchè
la scelta di ambientarlo nella sua realtà anconetana?
E’ facile leggere un thriller la cui vicenda si svolge lontano dalla
propria città. Quando chiudi il libro si perde quella sospence
che si era venuta creando con la lettura. Proporre invece un thriller
il cui assassino potrebbe essere il tuo vicino di casa è ben diverso.
E poi personalmente sono “innamorato” di Ancona, dove vivo
sin da bambino, e delle Marche, la terra della mia famiglia.
Il thriller si svolge
solo ad Ancona o anche in altre località marchigiane?
La vicenda si svolge per buona parte in Ancona, nel centro storico, nei
quartieri più dimessi, nelle campagne vicine. Ma alcune pagine
sono ambientate ad Osimo, a Loreto, a Macerata.
Il libro è
arricchito dai disegni a china di Gualtiero Biagi, con le ambientazioni
più suggestive del romanzo. Come è nata l'idea di questa
collaborazione?
Volevo proporre al lettore un prodotto editoriale bello non solo nel contenuto,
ma anche nella forma. Gualtiero Biagi è un amico da molti anni.
Avevo potuto ammirare nelle mostre che aveva allestito le splendide realizzazioni
a china degli angoli più belli di Ancona. Così ho scelto
quelle in cui venivano ritratti proprio i luoghi descritti nel thriller,
in modo che un lettore non marchigiano possa ammirare le bellezze della
città dorica e magari possa avere desiderio di venire a vedere
personalmente Ancona.
Leggiamo nella presentazione
del libro che sin da ragazzo si appassiona al noir ma che sarà
la sua tesi in Sociologia del Lavoro con oggetto riguardante la criminalità
organizzata nelle Marche a farle approfondire tematiche ed aspetti fondamentali
per la realizzazione del libro. Può parlarci del fenomeno criminalità
organizzata nelle Marche e come ha inciso in modo diretto nella sua opera
letteraria?
Sarebbe troppo lungo entrare nei particolari, dovrei riproporre tutta
la mia tesi di laurea, anche aggiornata, e non ritengo che sia questo
il luogo adatto per farlo, annoierei! Posso dire semplicemente che la
mia esperienza in tal senso mi ha insegnato a vedere oltre le righe, ad
osservare la personalità umana, a maturare l’idea che non
tutti sono così bravi e buoni come possono sembrare.
Nel suo libro c'è
anche la tematica delle sette, fenomeno molto presente anche nella nostra
regione. E' stata più una scelta creativa o la volontà di
rappresentare uno scenario il più fedele possibile a quello marchigiano?
La componente religiosa del thriller risponde alla volontà di non
trascurare un aspetto fondamentale delle Marche, ovvero la religione.
Non dimentichiamoci che le Marche hanno fatto parte per moltissimi anni
dello Stato Pontificio ed hanno rappresentato una roccaforte del Cristianesimo
in una zona dell’Adriatico, dove approdavano per ragioni commerciali,
e non, anche popolazioni provenienti dal medio-oriente con la loro religione.
Le piacerebbe che
fosse realizzato un film o una fiction sul suo libro?
Ne sarei contentissimo, anche perché il ritmo della narrazione
prosegue vivace ed incalzante lungo tutto il thriller, con uno stile quasi
cinematografico. Vedrei bene la resa di un film con regista Pupi Avati.
Infine vuole invitare
direttamente i nostri lettori ad appassionarsi alle sue "Ombre"?
Per leggere “Ombre” non bisogna essere amanti del thriller,
ma della buona lettura. Nelle pagine del mio libro si ritrova un elemento
che oggi purtroppo non sempre viene considerato, ovvero la psiche umana,
capace anche di follie, il complesso e variegato mondo interiore, dove
essere e non essere si possono confondere anche in un solo punto. Viviamo
nel mondo dell’immagine, dell’immediato, del bello o brutto
(anzi più del bello); leggere “Ombre” può portare
il lettore a riflettere, cosa che in questi tempi si è persa l’abitudine
di fare! |